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«Il bitumificio va demolito» Il Tar a Caponago.

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di Marco Dozio da il Giorno

FUMI E RUMORI quotidiani. Anni di proteste e battaglie legali contro il bitumificio di Cascina Bertagna. Alla fine il Tar ha deciso pochi giorni fa, il 26 maggio. Respingendo il ricorso della società Vitali contro l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune. «Per noi è una splendida notizia. Si tratta di una sentenza esecutiva, l’impianto di betonaggio va abbattuto entro 90 giorni», spiega raggiante Gianluca Rapicano, portavoce del Comitato «Salute e Territorio», sulle barricate dal 2009, da quando l’azienda che gestisce la cava realizzò una struttura per la produzione di asfalto e calcestruzzo. Ecco un passaggio del documento firmato dai magistrati del Tribunale amministrativo regionale: «Appare pacifico il fatto che al momento della realizzazione dell’impianto non sussistesse una formale autorizzazione».

Parole che segnano una svolta, anche se la controparte può ancora giocare la carta del ricorso al Presidente della Repubblica: «Che però dovrebbe esprimersi entro i fatidici 90 giorni, ovvero entro il 26 agosto, quindi in tempi molto, forse troppo ristretti», ribadisce Rapicano intravedendo un sogno covato negli anni: «Siamo soddisfatti perché è passata la tesi che abbiamo sempre sostenuto, cioè che quella struttura fosse stata installata abusivamente». Sulla pagina internet del Comitato campeggia una foto del paesaggio segnato dalla torre, sormontata dalla scritta «Mai più». I giudici ripercorrono una vicenda complessa, caratterizzata anche da una richiesta di sanare la situazione attraverso il pagamento di un obolo. Scrivono: «E’ provato che al momento sia di posa dell’impianto (2009) sia di presentazione della sanatoria (2010) non esistesse l’autorizzazione all’attività estrattiva, per cui non sarebbe stato possibile ottenere titoli edilizi. L’accoglimento della tesi interpretativa dell’esponente consentirebbe invece alle imprese, anche in assenza di autorizzazione a cavare, la realizzazione di nuovi impianti e quindi l’avvio di un’attività produttiva in sostanziale assenza di titolo ad estrarre». Chi abita lì a pochi passi ha sempre lamentato emissioni moleste. Nel 2013 una relazione dell’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha certificato il superamento dei limiti, con tanto di multa comminata dall’Amministrazione comunale per inquinamento acustico. Il neo sindaco Monica Buzzini ricopriva il ruolo di assessore nella precedente Giunta guidata da Carlo Cavenago: «Il pronunciamento del Tar è la dimostrazione che avevamo operato nel modo corretto, emanando l’ordinanza di chiusura. A lungo siamo stati ingiustamente accusati di immobilismo, mentre avevamo messo in campo tutte le procedure necessarie».

FONTE: http://infonodo.org/

 

 

 

 

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