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Comunicato stampa - Passione Civile - 06 Dicembre 2014

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logopassionecivileNon vi è alcun dubbio circa il fatto che il nostro paese sia in piena emergenza ambientale. Mai nella storia di Campo Calabro, i cittadini hanno avuto come in questi giorni, la percezione di una situazione che è giunta ben oltre ogni limite di sopportazione umana. Le montagne di rifiuti che oramai da settimane si accumulano in ogni dove, invadendo le carreggiate stradali, hanno trasformato Campo Calabro in una nuova terra dei fuochi, nelle cui strade, cani randagi, gatti e ratti la fanno oramai da padroni, con grave pericolo per la salute pubblica, e sfregio di quel sia pur tenue decoro urbano, cui ogni paese degno di questo nome dovrebbe tenere. Sappiamo tutti che tale situazione ha radici lontane, e che deriva dai continui blocchi cui i siti di discarica sono sottoposti periodicamente.

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LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

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"Teoria delle finestre rotte”

logouni3Nel 1969, presso l'Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l'altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.

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Note legali

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Stemma e Gonfalone

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stemmaSTEMMA - D’argento, al falco in volo,rivolto, stringente fra gli artigli un grappolo di uva pampinato di uno, accompagnato da due spighe di grano,decussate in punta, il tutto al naturale. Ornamenti esteriori da Comune.

Mantenuto intatto nella sua originaria veste iconografica fino alla fine degli anni 80, sia pure estremamente semplificato a due colori ed inscritto in un cerchio, lo stemma , riportato comunemente su tutti i documenti ufficiali del comune, subì una disgraziata ed improvvida rivisitazione grafica che sconvolse completamente gli elementi araldici e simbolici dello stesso. Si pensò infatti di  inscrivere in un improbabile scudo sagomato di colore nero e marrone di diverse sfumature l’originario scudo di foggia sannitica “d’argento” al centro del quale erano disegnati il falco, le spighe ed il grappolo d’uva . Tale inscrizione trovava giustificazione nel tentativo di porre su fondo bianco e verde lo stemma originario, ma le successive disattente trasposizioni grafiche e cromatiche, il suo utilizzo in bianco e nero,  fecero  si che il posticcio scudo sagomato divenisse l’elemento grafico predominante dello stemma senza alcuna traccia del bianco e del verde persino nelle versioni a colori.  

 

gonfaloneGONFALONE  - drappo tagliato di bianco e di verde, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopradescritto con l’iscrizione centrata in argento COMUNE DI CAMPO CALABRO . 

Nello stemma è chiaro il riferimento al Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus) comunemente denominato Adorno , la cui uccisione nel mese di maggio era considerata un premio ambito per i cacciatori del luogo che si appostavano sulle colline del paese per sparare agli uccelli che risalivano la costa sfruttando le correnti ascensionali dello stretto, in una caccia che è stata proibita negli anni ottanta. Adorno è anche il cognome di una delle famiglie nobili del luogo, la famiglia Adorno appunto. Il grappolo d’uva e le spighe fanno riferimento ai due principali prodotti dell’agricoltura locale e rimarcano la vocazione agricola di Campo. Dei  colori, il  bianco faceva riferimento alla neve che veniva trasportata dall’Aspromonte e conservata  sotterrata nelle cantine fresche delle abitazioni e che serviva alla preparazione delle bevande estive . Una intera via del paese, il Vico Neve, ricorda appunto questa attività alla quale si dedicavano alcuni abitanti di Campo. La vocazione agricola, i campi e le colline del paese invece rivivevano nel verde del gonfalone. 

Consulenza storica del  Dott. Rocco Alessandro Repaci . Si ringrazia per le ricerche l'Arch. Antonio Napolitano

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I Fortini Umbertini dell'area dello Stretto

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...potrà ancora fortificarsi uno stretto che congiunge due mari,

come per noi lo stretto di Messina, al fine di garantire transito

alla propria flotta ed impedirlo alla flotta avversaria...

M. Borgatti, 1898


fortini umbertini campo-calabroDopo la liberazione di Roma, il nuovo stato italiano doveva creare una propria organizzazione militare, sostituire i vecchi armamenti, allestire una vera flotta, definire le posizioni strategiche da fortificare; inoltre, le nuove scelte di politica espansionistica del Regno d'Italia imponevano la necessità di elaborare un piano generale delle fortificazioni, che tenesse conto di futuri ed ipotetici scenari di guerra.

Nell'ottobre del 1880, il Ministro della Guerra - Generale Milon - nominò una commissione permanente, presieduta dapprima da Luigi Mezzacapo ed in seguito da Giuseppe Salvatore Pianel, per completare lo studio ed elaborare il secondo piano generale delle fortificazioni, che avrebbe tenuto conto anche dei nuovi probabili teatri di guerra per una più efficace difesa dell'Italia peninsulare contro operazioni di sbarco. A questo fine, il Ministro indicava con urgenza i punti della costa tirrenica da fortificare, compreso lo Stretto di Messina. Circa la fortificazione di Messina, la Commissione riconobbe la necessità di studiarne la sistemazione per farne un luogo di riferimento e di rifugio sia per la flotta sia per le truppe assegnate alla difesa della Sicilia, nonché una testa di ponte per assicurare le comunicazioni dell'Isola con il continente. In questo luogo, punto di passaggio obbligato per il Mediterraneo settentrionale, lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano decise di realizzare un complesso di 24 fortezze che avrebbero costituito il limite invalicabile per il nemico. Il Regio Decreto del 7 Dicembre 1882 n. 1128 accoglieva in toto i suggerimenti della commissione e dichiarava di pubblica utilità la costruzione delle opere di fortificazione dello Stretto e della Piazza di Messina. Tale documento dava l'avvio alle procedure di esproprio delle terre ed ai conseguenti lavori di costruzione che da lì a poco lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano avrebbe portato a termine con la nascita di una ventina di strutture militari, in seguito denominati con l'appellativo di Forti Umbertini. Di questi forti, 15 vennero fatti costruire sulla sponda sicula e 9 sulla sponda calabra.

Nel periodo compreso tra il 1885 e il 1892, sia sul versante peloritano che su quello aspromontano dello Stretto di Messina, sorsero, a sua difesa, 24 fortezze per il posizionamento della cosiddetta "Artiglieria da costa"; quell'area, infatti, all'epoca era considerata uno degli elementi nodali della difesa nazionale oltre che punto nevralgico della navigazione commerciale nel Mediterraneo.

 fortino 01 fortino 02 fortino 04 fortino 03Le ventiquattro batterie da costa, denominate "Forti Umbertini" in riferimento all'epoca ed al sovrano  in quel tempo regnante, sono state ideate e progettate dal Generale L. Mezzacapo mentre ricopriva il ruolo di ministro della Guerra. Esse costituiscono tutt'oggi un caso forse unico di sistema fortificato con artiglieria in posizione, ma - se si esclude l'utilizzo dei forti dello Stretto come sede di poche guarnigioni di fanteria durante il conflitto italo-turco ed il posizionamento, in alcune strutture, di artiglierie contraeree durante il secondo conflitto mondiale - non hanno mai avuto un determinante impiego militare: l'invenzione dell'aereo ed il suo conseguente impiego tattico-operativo nei conflitti aveva stravolto l'idea stessa di guerra e, improvvisamente, i forti umbertini, concepiti per essere invisibili dal mare ma non dal cielo, si ritrovarono ad essere già superati senza neppure essere messi alla prova dei fatti.

I Forti dell'area dello Stretto sono, nel lessico militare, manufatti appartenenti alla categoria delle "fortificazioni artificiali permanenti" disposte in modo tale da formare un sistema difensivo chiamato "campo trincerato" a forti e batterie staccate, collegati tatticamente fra loro, ideato come risposta dell'architettura militare allo sviluppo tecnologico delle artiglierie. Il sistema di difesa prevedeva dei forti staccati, per l'alloggiamento delle truppe, dei magazzini, dei depositi di munizioni e delle batterie intermedie di osservazione e collegamento.

L'architettura dei forti é stata fortemente condizionata dalle esigenze strategico-militari: realizzati prevalentemente a mezzacosta, per permettere un risultato più efficace alle artiglierie, hanno gli ingressi a sud-ovest; tutte le batterie sono orientate a nord-est ed hanno i terrapieni rivolti verso il mare, per controllare da un lato il movimento navale nello Stretto (verso la cui direzione erano posizionati gli obici da 280 millimetri con una portata di 7.000 metri) e dall'altro assorbire, con i terrapieni, gli effetti dei proiettili lanciati dai cannoni situati bordo delle navi attaccanti. Per ottimizzare la difesa da terra, le batterie sono state costruite con i fossati di gola, mentre le pareti dei muri di cinta sono state dotate di strette feritoie strombate per il posizionamento della fucileria. Il loro sistema di costruzione é basato su un'idea di mimetizzazione, che teneva conto dei mezzi bellici presenti all'epoca della loro ideazione: l'alloggiamento del forte veniva, infatti, ricavato scavando il fianco interno della collina e addossando ad esso la costruzione; in tal modo, il fianco esterno rimaneva inalterato alla vista dal mare e non dava adito ad alcun sospetto circa quello che in effetti nascondeva. Questo espediente faceva in modo di riservare alla costruzione un solo prospetto, quello interno dal lato del ponte levatoio; invisibili alla vista frontale, ma perfettamente individuabile alla vista zenitale, i forti risultavano pertanto del tutto inservibili nel caso di un attacco dal cielo.

Parallelamente all'edificazione dei fortini é stata realizzata una ricca rete di collegamento con strade carrozzabili che, traversando zone di intensa bellezza panoramica, rendevano possibile l'attraversamento di monti e valli altrimenti irraggiungibili e che costituiscono ancora oggi, insieme ai forti, una risorsa ed un patrimonio  storico-naturalistico di incommensurabile entità. Tre di questi  manufatti  di edilizia militare insistono nel territorio del comune di Campo Calabro, nella frazione Matiniti ,sulle le colline che sovrastano l'abitato. Presidiati da truppe dell' Esercito Italiano sino al 1984, i Fortini sono stati dismessi come strutture militari ed hanno  subito un progressivo degrado dovuto all'interruzione dei lavori di manutenzione e da atti di vandalismo.

 

FORTE SIACCI
Tipo di opera staccata presenta la forma di un poligono di quattro lati, di forma trapezoidale, con fronte di gola lungo 205 metri e lato circa 80, completamente coperto di terra; il tracciato dipende dalla forma del terreno e dalla direzione nella quale devono tirare i pezzi di fiancheggiamento.

L'opera è circondata da un profondo fossato continuo, largo fino a dieci metri al fronte di gola, fiancheggiato da un rivestimento di controscarpa. Il fosso così costituito è l'ostacolo di maggior resistenza, di maggior durata e che presenta la maggior difficoltà all'avversario che tenta l'assalto dell'opera.

Il fronte principale è rettilineo, interrotto da un magazzino alla prova, completamente coperto da masse di terra.

L'ampio fossato è oltrepassabile tramite un ponte elevatoio, che immette in uno spiazzale interno, indispensabile per le manovre militari.

L'interno è strutturato in modo da lasciare in muratura scoperta solo i lati degli edifici esposti verso il fronte difensivo. Quasi tutti i locali sono collocati lungo la "magistrale" dell'opera (linea di perimetro), collegati internamente da corridoi passanti tutto lo sviluppo del forte e da una serie di scale e rampe, per permettere alle batterie di salire sui rampari.

I locali nella cortina di gola sono sistemati a destra e sinistra dell'androne d'ingresso: qui si trovavano il comando, i locali degli ufficiali, camerate e dormitori, l'infermeria, le latrine, i magazzini ed i  ripostigli; sotto di essi sono ricavati altri locali casamattati, per la difesa del fossato di gola.

Ai fianchi del profilo si trovano le casamatte per mitragliere di fiancheggiamento del fossato e le caponiere.

L'armamento classico di questo tipo di fortificazione consisteva in: quattordici postazioni di artiglieria sul fronte principale (dieci cannoni di medio calibro, 149G su affusto da difesa e quattro obici da 210G) e tre su ciascun fianco (cannoni da 120G), tutte collocate sulle piazzole dei rampari; quattro cannoncini 87B collocati sul fronte di gola e dieci mitragliatrici a due canne disposte nelle caponiere, tramite le quali si completava la difesa anche dalle aggressioni ravvicinate.

Accorgimenti sofisticati e funzionali furono utilizzati per garantire la riserva d'acqua, l'isolamento delle polveri dall'umidità e facilitare il traino dei cannoni.

POGGIO PIGNATELLI E MATINITI INFERIORE
Di dimensioni molto più ridotte rispetto al Siacci, Poggio Pignatelli presenta un fronte di gola lungo 116 metri, Matiniti Inferiore 141 metri, mentre i lati sono lunghi circa 65 metri in entrambi. Vi si accede tramite ponti elevatoi su fosso asciutto perimetrale, dove la scarpata è presidiata dal muro distaccato alla Carnot, con feritoie per fucilieri. Ai due angoli di spalla, arrotondati, sporgono le caponiere casamattate per il fiancheggiamento del fosso, provviste di fuciliere. L'ingresso, immette immediatamente sul terrazzo, dove venivano posizionate le artiglierie e dal quale, tramite rampe o scale, si scende al livello dei magazzini ed ancora più sotto ai ricoveri le cui finestre danno sul fronte di gola. Come per il forte Siacci, anche in questi forti é presente un sistema di aerazione, per i magazzini delle polveri, costituito da vespai e intercapedini.

Testi e schede descrittive di Caterina Musolino

Foto di Lietta Repaci

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Parrocchia S. Maria Maddalena

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La Parrocchia
Si hanno notizie storiche sulla Parrocchia e sulla chiesa di Santa Maria Maddalena di Campo sin dal 1630. All’epoca il paese si chiamava “Campo della Maddalena”. Nell’anno 1701 fu eretta la Parrocchia di Campo che fu distaccata da Fiumara sotto il titolo di Santa Maria Maddalena.Sotto la giurisdizione della nuova Parrocchia cadevano quelle di Piale, Cannitello, Pezzo, Fossa San Giovanni (Villa), Acciarello.

La prima chiesa parrocchiale
Il sito della chiesa era l’attuale Piazza Vittorio Emanuele III,(o Piazza Crea) con la porta d’ingresso non rivolta verso Gerusalemme (secondo un’antica consuetudine), ma dalla parte opposta, in direzione di Via Calvario. Non si è certi se essa risalisse al 1701 o sia stata costruita, sempre sullo stesso sito, in epoca successiva, probabilmente dopo il sisma del 1783, ma sicuramente risale almeno al 1818, come risulta dalla campana che si trova nell’attuale chiesa e che rappresenta un’importante testimonianza di “reperto”, rimastoci dell’antica chiesa. L’antica statua lignea di Sant’Antonio di Padova è un altro reperto sopravvissuto al vero e proprio saccheggio che si scatenò dopo il sisma. Oggi anche questa scultura, d’artista ignoto, è esposta al culto dei fedeli nell’attuale chiesa di Santa Maria Maddalena; in realtà studi fatti attribuiscono l’opera addirittura al ‘600. Dopo il sisma del 1908 fu costruita, in via provvisoria, una chiesa; era una delle tante chiese sorte nel versante calabrese dell’area dello Stretto di Messina per opera della Commissione Pontificia e affidate per la costruzione alla ditta inglese Mac Mhamus, sotto la direzione di Mons. Cottafavi, del Conte Zilieri e di Don Giuseppe Zumbo, rappresentante dell’Arcidiocesi e segretario del Delegato Apostolico.

La nuova chiesa parrocchiale
Nel periodo storico della ricostruzione del terremoto del 1908, nel 1922 fu avviata la costruzione dell’attuale chiesa, nella quale prestarono una valida opera:
- l’ artista Domenico Mazzullo, pittore che in quel periodo si trovava a Campo ospite presso parenti, il quale dipinse nel 1935 un’immagine ad olio su tela di Santa Maria Maddalena penitente, collocata sopra l’altare maggiore (abbattuto nel restauro della chiesa avvenuto nei primi anni ottanta); Il dipinto oggi restaurato dalla figlia dello stesso autore, a completamento dell’intervento edilizio degli anni 2006 - 2010, l’interno della chiesa, che richiama lo stile neoclassico dell’esterno, è caratterizzato da lesene monumentali che, rimarcano la scansione della struttura portante in cemento armato, creando così un’alternanza tra archi a tutto sesto che percorrono l’intera altezza e lesene coronate da capitelli compositi; il tetto della navata caratterizzato da finti cassettoni di legno, i quali nascondevano la reale copertura a due falde, configurata strutturalmente da capriate in cemento armato;

 

Successivo al vecchio altare, quello post-conciliare, era realizzato a lastra unica di marmo di Carrara, sorretta da colonnine in stile dorico realizzate in “rosso di francia”;

“SIGNOR D. VINCENZO RANIERI SINDACO
SIGNOR D. GIUSEPPE M. ARENA DEPUTATO
SIGNOR D. CUSMANO CARNEVALE DEPUTATO
AD FUTURAM REI MEMORIAM
OPUS SEBASTIANI COSTANTINO
ANNO DOMINI 1818”

Nella seconda campana si legge:

“ABLATUM TEMPORE BELLI A.D. MCMXL
RESTITUTUM PUBLICO SUMPTU A.D. MCMLII”

“PESTEM FUGO FESTA DECORO”
HONOREM DEO ET PATRIA LIBERATIONEM”

“STROZI TRANIUM” 638

Che sarebbe: “Portata via in tempo di guerra nell’anno del Signore 1940. Restituita al pubblico possesso nell’anno del Signore 1952”; “Evito la peste abbellisco la festa”; “Onore a Dio e liberazione alla Patria”; infine il nome della fabbrica di Trani ed il numero progressivo di fusione.
L’inizio della costruzione della nuova chiesa che sorge su un lotto ad angolo fra la via Umberto e la Via Tenente Galimi, si avviò negli anni venti e l’impianto costruttivo aveva le seguenti caratteristiche conservate fino al completamento edilizio degli anni 2006-2010 :
- una struttura a navata unica con chiari linguaggi neoclassici;
- pianta a forma rettangolare, con chiusura absidale a pianta quadra, separata dalla sala liturgica da un arco a tutto sesto realizzato con pennellature di gesso ancorate alla struttura portante dell’edificio;
- in alzato, ad ogni campata strutturale, delle finestre circolari risolvevano l’illuminazione interna della chiesa stessa;
- il prospetto principale coronato da un timpano sorretto da due monumentali lesene laterali, simmetriche allo stesso timpano;
- sopra il portone d’ingresso, un bassorilievo raffigurante Santa Maria Maddalena in atto penitente;
- l’interno della chiesa, che richiama lo stile neoclassico dell’esterno, è caratterizzato da lesene monumentali che rimarcano la scansione della struttura portante in cemento armato, creando così un’alternanza tra archi a tutto sesto che percorrono l’intera altezza e lesene coronate da capitelli compositi;
- il tetto della navata caratterizzato da finti cassettoni di legno i quali nascondevano la reale copertura a due falde, configurata strutturalmente da capriate in cemento armato;

Successivo al vecchio altare, quello post-conciliare era realizzato a lastra unica di marmo di Carrara, sorretta da colonnine in stile dorico realizzate in “rosso di francia”; nella parete di fondo e retrostante all’altare, un mosaico di fattezza contemporanea, rappresenta la scena dell’incontro tra Santa Maria Maddalena e Cristo risorto . L’importante intervento di ampliamento degli anni 2006-2010 ha dato alla chiesa l’aspetto attuale, vi è stata l’aggiunta di due navate laterali all’originaria unica navata centrale, la nuova Cappella del “Santissimo”,la loggia sull’ingresso principale aggettante rispetto allo stesso piano verticale della facciata, con un disegno architettonico che ripropone la geometria già esistente sul prospetto principale ,la nuova “cantoria”,posta all’interno della navata centrale, nella prima maglia strutturale e asservita da una scala elicoidale in ferro battuto. Nella chiesa sono conservati elementi appartenenti agli arredi sacri della vecchia chiesa distrutta dal terremoto, candelabri in ottone ed altra oggettistica appartenente all’antica “Congrega di Sant’Antonio”,oltre alle statue di S. Antonio risalente al 600 e già presenti nella vecchia chiesa, di S. Maria Maddalena di datazione incerta ma anteriore a quelle del Sacro Cuore di Gesù, di San Francesco, del trittico della Madonna del Rosario, del Sacro Cuore di Maria , tutte risalenti agli anni 40 assieme alle 14 stazioni della via Crucis in gesso decorate a mano e dipinte ad olio ed una iconografia lignea della Santa Croce risalente agli anni 70.

I PARROCI
Dal 1702 sono stati diciotto i parroci titolari della parrocchia, che è stata retta per due volte, per brevi periodi, da Economi parrocchiali.
Rev. Sac. Don Gregorio Caracciolo (dal 1702 al 1720)
Rev. Sac. Don Germaino Carnevale (dal 1720 al 1757)
Rev. Sac. Don Domenico Musco (dal 1758 al 1762)
Rev. Sac. Don Pasquale Barillà (dal 1762 al 1783)
Rev. Sac. Don Placido Geraci (Economo parrocchiale nel 1783)
Rev. Sac. Don Francesco Capri (dal 1783 al 1806)
Rev. Sac. Don Giannantonio Galimi ( dal 1810 al 1815)
Rev. Sac. Don Vincenzo Peraci ( dal 1815 al 1824)
Rev. Sac. Don Antonio Pellicanò (dal 1824 al 1831)
Rev. Sac. Don Fortunato Creaco (dal 1831 al 1834)
Rev. Sac. Don Rocco Bambara (dal 1834 al 1870)
Rev. Sac. Don Rocco Postorino (dal 1870 al 1873)
Rev. Sac. Don Giuseppe Delfino (Economo parrocchiale dal 1873 al 1874)
Rev. Sac. Don Rocco Marra (dal 1874 al 1876)
Rev. Sac. Don Luigi Panuccio (dal 1876 al 1884)
Rev. Sac. Don Giuseppe Santagati (dal 1884 al 1915)
Rev. Sac. Don Salvatore Gioffrè (dal 1915 al 1926)
Rev. Sac. Don Rocco Barbera (dal 1926 al 1934)
Rev. Sac. Don Gaetano Cotroneo (dal 1934 al 1976)
Rev. Sac. Don Antonino Palmenta (dal 1976)

Si ringraziano : l’Arch. Cosimo Bevacqua dai cui lavori sono stati tratti i testi descrittivi della chiesa e le notizie storiche, e il Rev. Sac. Don Giuseppe Repaci per le notizie sulla cronologia dei titolari della parrocchia .

 

 

 

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Associazioni Campo Calabro

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I dati riportati sono stati forniti dalle singole associazioni e possono subire variazioni senza che ne sia stata data comunicazione all’amministratore di questo sito . Per modifiche ai dati di ciascuna associazione è possibile rivolgersi a Giuseppe Barresi .

NOME ASSOCIAZIONE FINALITA' ANNO
COST.
INDIRIZZO SEDE
PRINCIPALE
RESPONSABILE FINO AL NUMERO
TELEFONO
INDIRIZZO E-MAIL SITO INTERNET FACEBOOK
A.C.R.
Azione Cattolica Ragazzi
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Anna Crea dic-13 368/7511681 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
AGESCI Campo Calabro 1
"Marcello Giorlo"
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349/8454580
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A.N.C.
Assoc. Nazionale Carabinieri
Volontariato 1989 Via Sant'Angelo
c/o Polifunzionale
Antonino Sgrò dic-16 333/8377064 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
A.N.S.P.I. Campo Calabro
"Sarina Sciarrone"
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Nino Crea
(presidente)
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Domenico Gullì
(presidente)
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A.S.DIL. Campo Calabro
REDHAWKS
Educative, sportive 1994 Via Campanile, 2/A Cotroneo Giuseppe
(presidente)
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(Maurizio Idone)
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Associazione
"PASSIONE CIVILE"
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Giovanni Delfino
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AZIONE CATTOLICA Educative, volontariato Via Ten. Galimi, 1
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Mariuccia Calabrese
(presidente)
 
CARITAS Volontariato 1989 Via Ten. Galimi, 1
c/o Canonica
Don Nino Palmenta
dic-20 0965/757100
(dott.ssa Anna Borgia)
Centro Socio-Culturale
"RIAN"
Socio-culturali 2012 Via Risorgimento, 132 Pino Vermiglio dic-12 347/7879149 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
C.I.F. Centro Italiano Femminile
Campo Calabro
Socio-culturali, volontariato 1950 Via Ten. Galimi, 1
c/o Canonica
Franca Arecchi
(presidente)
dic-13 0965/752259 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Circolo Libertas
"RITROVO AL 238"
Culturali, sportive, ricreative 2011 Via Risorgimento, 238 Riccardo Marino
(presidente)
dic-14 347/6291730
Circolo Ricreativo Campese
A.I.C.S.
Culturali, sportive, ricreative 1997 Via Risorgimento, 222 Santo Verduci
(presidente)
gen-16 347/7032155 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Circolo Socio Culturale Culinario
"LE SAGRE
Culturali, tradiz. gastr. e  popol.,   
Complesso Bandistico Campo Calabro
"Prof. Giuseppe Verduci"
Culturali, musicali 1978 Via Sant'Angelo
c/o Polifunzionale
Antonello Verduci
(presidente)
dic-16 347/7032155 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Complesso Bandistico
città di Campo Calabro
Culturali, musicali 1995 Via Sant'Angelo
c/o Polifunzionale
Filippo Viglianisi
(presidente)
dic-13 347/6403964 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Confraternita Devoti della
Madonna di Polsi
Promoz. culto della Madonna 2007 Via Ten. Galimi, 1
c/o Canonica
Francesco Mandica
(priore)
giu-15 334/6799225 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. In lavorazione
Congrega
S. ANTONIO DA PADOVA
Promoz. culto del Santo 1767 Via Ten. Galimi, 1
c/o Canonica
Franco Martorano
(priore)
dic-15 347/8147303 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Congrega
Madonna SS. del Monte Carmelo
Promoz. culto della Madonna 1777 Piazza Chiesa,
Musalà
Antonio Todaro
(priore)
dic-15 0965/757262 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Consulta Comunale
Politiche Giovanili
Sociali, culturali 2011 Via Ten. Galimi
c/o Palazzo Municipale
Giuseppe Idone
(presidente)
giu-13 349/3546135 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Consulta Comunale
FIDES VOLLEY
CAMPO CALABRO
Sportive 2009 Enrico Idone dic-15 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.fidesvolley.it
Gruppo Folkloristico
"A FUNTANEDDA"
Culturali, flolklore e trad. popolari 2004 Via Campo Piale, 37 Melissa Romano
(presidente)
dic-16 340/7938941 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. A Funtanedda Gruppo Folk
Gruppo Folkloristico
"I CAMPOTI"
Culturali, flolklore e trad. popolari 2009 Via Garibaldi, 16 Totò Idotta
(presidente)
dic-12 0965/757107 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gruppo Teatrale
"IL CAMPO"
Culturali
(teatro, cinema, improvvis. e cult. popol.)
1971 Via Sac. Scopelliti, 41 Giuseppe Mandica
(direttore artistico)
dic-22 340/9252791 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.    
MINIHAWKS BK
Campo Calabro
Educative, sportive 1998 Via Spontone, 4
Piale
Natale Bevacqua
(presidente)
dic-13 347/3680769
(Maurizio Idone)
     
Sez. A.N.P.I. Campo Calabro
"Partigiani Campesi"
Storico-Culturali 2008 Via Sant'Angelo
c/o Polifunzionale
Giuseppe Repaci
(presidente)
giu-12 333/8046905 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le ricerche ed i contatti con le singole associazioni sono stati curati da Giuseppe Barresi

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Notizie storico - amministrative

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LA STORIA DEL COMUNE

Campo Calabro viene eretto Comune autonomo nel 1807 . Dopo 120 anni di vista amministrativa, con Regio Decreto del 7 luglio 1927 n. 1195 viene retrocesso a semplice “rione” della cosidetta “Grande Reggio” voluta dal fascismo. A seguito della legge 29 dicembre 1931 con la quale Villa San Giovanni riacquistò la propria autonomia (era stata infatti anche essa aggregata a Reggio con il decreto del 1927), Campo Calabro, assieme a Cannitello e Fiumara divenne frazione del Comune di Villa fino al 1947 . Finita la guerra, a seguito di una petizione presentata al Ministero degli Interni da 970 cittadini campesi, ebbe inizio la procedura amministrativa per l’erezione di Campo in Comune autonomo. Il Consiglio Comunale di Villa San Giovanni, il 14 febbraio del 1947 dette parere favorevole alla ricostituzione in Comune autonomo di Campo Calabro . Sennonchè, ricevuti i pareri favorevoli dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria e del Ministero dell’interno, il 25 agosto 1948 il Consiglio Comunale di Villa ritornò sulla propria decisione in quanto a Cannitello si era sviluppato un movimento contrario al distacco di Campo Calabro, ritenendo giusto erigere in Comune anche Cannitello oltre Campo. A ciò si aggiunga che nel frattempo Fiumara aveva già chiesto ed ottenuto l’autonomia . Della questione si occupò l’on. Francesco Geraci, Deputato socialista nativo di Campo Calabro, già nel 1946 Commissario Prefettizio della provincia di Reggio Calabria, che in quella veste aveva già espresso un parere favorevole al ritorno di Campo Calabro all’autonomia comunale. Geraci presentò il 13 ottobre 1948 la proposta di legge n. 138 “Ricostituzione del Comune di Campo Calabro in provincia di Reggio Calabria” . La proposta di legge venne esaminata ed approvata in sede legislativa dalla I Commissione della Camera dei Deputati il 1 aprile 1949 ed approvata in sede deliberante dalla I Commissione del Senato il 15 dicembre 1949 . Il provvedimento divenne legge con il numero 15 del 5 gennaio 1950 e fu pubblicato sulla G.U. il 10 febbraio 1950 .

testi e ricerche storiche : Dott. Rocco Alessandro Repaci

fonti : archivio storico della Camera dei Deputati

si ringrazia per la collaborazione alle ricerche l'Arch. Antonio Napolitano

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