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“Campo Calabro bene comune” di Sandro Repaci

Sandro-Repaci campo calabro

La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero, se gli altri continuano a stare male: è questo il principio a base del nostro progetto, sia nella sfera morale e civile che in quella economica e sociale. “… . E’ questa  una delle frasi di introduzione del documento “Italia bene comune”,

la carta d’intenti del Partito Democratico predisposta per le elezioni politiche del febbraio scorso. Le elezioni sono andate come sappiamo, e lo stesso Bersani ha sottolineato come il messaggio della carta d’intenti non sia sufficientemente passato nell’elettorato. Quello del “bene comune” è comunque un principio prezioso, che va sostenuto ,diffuso e testimoniato al di la del risultato elettorale conseguito da chi lo ha assunto come concetto fondante e linea guida del suo impegno al servizio del Paese.

 

E’ pur vero che vi sono modi e modi di interpretarne il significato . Abbiamo assistito, nella lunga e tumultuosa seduta del Consiglio Comunale del 29 aprile ad una sua singolarissima traduzione . Secondo la maggioranza che ha ammesso e votato documenti che la legge  considera irricevibili, in quanto giunti oltre il termine prescritto dalla stessa, ciò significa obbedire al concetto di bene comune, perché così si fa “l’interesse dei cittadini” e “non si ledono i diritti di altri”. Secondo chi ha trasformato un passaggio di discussione di contributi di interesse generale sul futuro assetto del territorio in un vergognoso mercato post elettorale nel quale si discutevano casi del tutto particolari così “si persegue l’interesse della cittadinanza “ e “non si ledono i diritti di terzi”.

La legge prescrive termini che sono stati superati? : non importa, lo facciamo per “il bene comune” e”non si ledono i diritti di terzi” .Le sentenze della Corte Costituzionale ? :  aria fritta . E’ il bene comune che ci guida . Le cartografie non sono state approntate ? : avanti, avanti per “il bene comune” .

C’è qualcuno che ci ricorda che così facendo abbiamo violato la stessa legge che regola il procedimento del quale ci stiamo occupando e della cui correttezza siamo garanti come amministratori? : lasciateli perdere , loro operano contro “il bene del paese”  .

 Il concetto giuridico nuovo di zecca, coniato in un caldo pomeriggio di fine aprile nella sala del consiglio comunale, secondo il quale le leggi possono essere violate “purchè non si ledano i diritti di terzi” , pone il sottile problema di chi si intenda per “terzo” . Varrebbero, in questa attualissima interpretazione, solo le norme a carattere privatistico . Le altre sono fastidiosi intralci a chi opera “per il bene comune” . Chi è il “terzo” infatti che vedrebbe leso un proprio diritto se un cittadino, sollecitato e tranquillizzato dai furbi di turno fa una istanza oltre i termini di legge e ne ottiene un beneficio ?: per i nostri amministratori nessuno, poiché proseguendo nella nuova interpretazione, i “terzi” sono solo dei singoli cittadini  che i furbi non hanno chiamato e tranquillizzato . “Gli altri l’hanno fatto, tu perché noi l’hai fatto?” .

In questa visione medioevale , non estranea ad una certa cultura che ha procurato e procura a questa nostra terra i danni che conosciamo , la collettività non esiste, la società in quanto tale non ha il diritto a regole comuni,alla difesa dell’interesse generale ,le sue forme organizzate non si preoccupano di “tutti” ma solo dei “singoli terzi” . E’ solo chi si sente leso che deve garantire i propri diritti . I governi, le amministrazioni pubbliche, non se ne occupano : o sei amico dei furbi, o  ti attacchi.

Orbene, io sono cresciuto in una cultura dove il BENE COMUNE  è il BENE DI TUTTI . La  somma degli interessi dei singoli “terzi” non è uguale all’interesse generale . Ma è proprio l’interesse generale che un’amministrazione è chiamata a tutelare, cioè  l’interesse del paese nella sua complessità, la salvaguardia del suo territorio, le regole che lo governano e che lo fanno diventare vero “bene comune” . Non gli interessi dei singoli , che sia pur legittimi hanno sedi precise , previste dalla legge , ove la loro tutela è garantita.

 “La realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo. E nessuno può stare bene davvero,
se gli altri continuano a stare male … “
. E’ proprio vero, ed io lo sottoscrivo. E se questo mi esclude dal novero dei furbi, bene : mi accontento di rimanere fra gli onesti.

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