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Le liste civiche : una maniera per ripensare la politica

sandrorepaciOgni qualvolta si avvicinano scadenze elettorali importanti (ma ci sono elezioni non importanti ?) c’è sempre qualcuno che, con l’intento di sparigliare, tira fuori dal consunto baule dei trucchi da prestigiatore l’idea della “lista civica”, sia essa locale, provinciale, regionale, nazionale. Neglette e ferocemente avversate dai partiti nel corso del dibattito politico che precede o segue gli appuntamenti elettorali, tacciate di qualunquismo, personalismo, definite figlie dell’improvvisazione e dell’antipolitica, pericolose nemiche della democrazia, le liste civiche diventano così improvvisamente modelli da seguire e da promuovere per quegli stessi partiti che ne dicono peste e corna prima e dopo le elezioni.

Siamo cioè al paradosso nel quale la politica, i partiti, veri e propri insediamenti sociali che controllano ogni ramo della pubblica amministrazione, l’informazione, l’economia per rendersi credibili agli elettori hanno bisogno dell’antipolitica. Ci sarebbe da riflettere a lungo sul vero significato e sul ruolo delle liste civiche, quelle vere,  e dei valori del civismo, prima di lanciarsi in siffatte capriole elettorali. Piuttosto che tagliare ed incollare pezzi di articoli di questo o quel sociologo o politologo, sia pur citandoli, proverò , convinto come sono che l’esperienza personale contribuisca al formarsi delle opinioni in maniera ben più efficace di altri sia pur indispensabili strumenti di informazione, a sottolineare alcuni aspetti dell’esperienza di costruzione di una lista e promozione di un movimento civico che assieme a molti amici ed amiche ho avuto il privilegio di vivere . Essere lista e/o movimento civico significa innanzitutto condividere profondamente dei valori , cercando cioè il minimo comune denominatore tra persone di estrazione sociale, cultura, storia personale, formazione politica diversa . Significa rinunciare tutti ad un pezzo della propria sovranità ideologica e culturale, anteponendo ad esse il bene comune e la realizzazione di un progetto più grande . Significa porsi il problema della democrazia interna e della rappresentatività  dedicando grande attenzione ai processi di condivisione delle decisioni, significa sbagliare e chiedere scusa,accettare le brusche fughe in avanti e le frenate altrettanto repentine , significa privilegiare l’essere rispetto all’apparire ( cosa difficilissima in politica ) significa accettare la regola del “decidi se ci sei”, significa accettare il principio della pubblicità delle discussioni e dei dibattiti, significa predicare bene, e razzolare ancora meglio . In questo senso, ed alla luce di questa  personale e limitata esperienza, e non nascondendo le difficoltà di un cammino siffatto, sono convinto che il civismo e le reti civiche possano oggi rappresentare un interessante sviluppo delle regole democratiche che sinora si sono fondate esclusivamente sui partiti e sulla delega ad essi, rifondandole invece su un principio di democrazia diretta e riducendo in maniera sostanziale la distanza fra cittadini ed istituzioni.

 

Sandro Repaci

 

 

 

 

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