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I nodi vengono al pettine

Sandro-Repaci 1Ci sono modi e modi per raccontare un consiglio comunale. Una seduta può essere letta con gli occhi dei “tifosi” delle parti (quando ce ne sono almeno due) e quindi avere due versioni assolutamente differenti. Un’altra modalità è quella dell’osservatore “imparziale” o presunto tale che si limita spesso però ad una cronaca per così dire “calcistica” dei lavori, perché gli mancano le informazioni di contesto per far cogliere a chi lo legge le ragioni profonde degli accadimenti e le dinamiche che li muovono.

Ce n’è una quarta che è quella che ancora crediamo sia la più valida, cioè una lettura francamente di parte, ma che si attiene ai fatti ed alle loro ragioni, che analizza gli eventi e ne da conto in maniera spassionata ma se è possibile sincera. Abbiamo assistito ad una seduta per così dire “agitata”, nella quale la maggioranza chiede conforto al Consiglio su procedure di spesa dubbie ma  oramai divenute consuetudinarie e non da pochi anni, e l’opposizione le contesta sostenendo che nella pubblica amministrazione “la forma è sostanza” e che senza una forma non ci sono ne certezze ne regole condivise. Erano anni che un Consiglio Comunale non veniva interrotto per un “vertice” fra  Sindaco, funzionari del comune e il gruppo consiliare dell’opposizione, sia pure su un fatto tecnico, che però sottendeva una condivisa difficoltà di fondo non superabile semplicemente con un voto, dall’esito peraltro scontato. Di per se il fatto apparrebbe privo di interesse o comunque da inscriversi nelle consuete schermaglie fra schieramenti contrapposti e freschi di elezioni comunali. Agli osservatori più attenti non può però sfuggire come la corretta interpretazione del proprio ruolo da parte dell’opposizione in un paese che per vent’anni ne ha quasi dimenticato il significato, faccia venire, prima o poi, molti nodi al pettine. E che al pettine sia venuto il rapporto perennemente irrisolto fra la politica che dovrebbe indirizzare  ed orientare, e i funzionari che dovrebbero in completa autonomia attuare e gestire le procedure di spesa, non può che essere salutato positivamente da tutti, o almeno da quanti in buona fede hanno votato per l’uno o per l’altro credendo di dare al paese non dei padroni con mandato quinquennale,ma una maggioranza che governa ed una opposizione che controlla. Un confronto durissimo, dai toni anche aspri sulla maniera di elargire somme a questo o quel soggetto, sia esso nucleo familiare bisognoso o associazione di volontariato ha messo in queste settimane l’opinione pubblica in condizione di fare domande e di pretendere risposte. Si fa largo fra la gente la sensazione che nulla può essere taciuto, e che il “pubblico” che era per pigrizia o indifferenza di molti diventato “privato” di pochi addetti ai lavori, ritorna al suo significato originario, cioè “bene materiale o immateriale accessibile a tutte le persone senza condizioni”. A questo, che non ci pare poco, ma che anzi è l’essenza del governo della nostra comunità, un gruppo oseremmo dire persino consistente di cittadini sta lavorando, e a questo impegno vanno chiamati quanti credono senza secondi fini in una prospettiva di una cittadinanza vera, attiva, responsabile. Ed ammettere, guardandosi dentro, di avere commesso un errore di valutazione dando fiducia a chi ha bisogno dell’opposizione per venire fuori dai pasticci non è un segno di resa ne una sconfitta, ma una vittoria della propria coscienza.

 

Sandro Repaci

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